Una cosa che spesso ci si chiede è se il vaccino antinfluenzale sia effettivamente utile o meno. In un periodo di disinformazione generalizzata non è semplice capire come stanno realmente le cose, specie nel campo medico. Prevenire l’influenza di stagione è sicuramente qualcosa che desideriamo tutti, ma quando si parla di vaccinazioni alcune persone tendono ad irrigidirsi. Il motivo è spesso legato a una generalizzata mancanza di fiducia verso chi produce i vaccini. Ma al di là delle facili generalizzazioni, cerchiamo di capire come stanno realmente le cose, almeno nel caso specifico.
Il vaccino contro l’influenza non è un’idea insensata, e, in linea di massima è indicato a tutti. Può essere un valido aiuto a prevenire il malanno di stagione (che non va confuso con il virus del raffreddore) e può andar bene sia per i bambini che, in generale, per gli adulti.
C’è però da dire che questi preparati biologici non sono consigliati proprio a tutti, per cui, prima di prendere una decisione è importante sapere se corriamo dei rischi e quali.

Quando evitare i vaccini antinfluenzali

Per alcune categorie di persone è bene evitare il vaccino antinfluenzale[1]. Il suggerimento, ad ogni modo, è sempre quello di parlarne prima con il vostro medico. Nel caso specifico, queste persone sono:

  • I bambini di età inferiore a 6 mesi.
  • Soggetti che già in precedenza hanno manifestato reazioni di tipo anafilattico alla vaccinazione o ad uno dei componenti del vaccino.
  • Persone con una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre. In questo caso la controindicazione al vaccino è temporanea e termina con la guarigione dalla malattia.
  • Chi ha ricevuto un’anamnesi positiva per sindrome di Guillain-Barrè insorta entro le prime 6 settimane dalla somministrazione di un precedente vaccino antinfluenzale. Bisogna specificare, ovviamente, che si tratta comunque di una evenienza molto
    rara. Gli studi di settore stimano che il rischio di GBS dopo una vaccinazione possa essere approssimativamente pari a 1 caso su
    un milione
  • In via precauzionale, chi è affetto da una sindrome di Guillain Barré (anche non correlata a vaccinazione antinfluenzale) da oltre un anno.
  • Dal momento che non è noto se, e in che misura, la vaccinazione antinfluenzale possa aumentare il rischio di nevrite/neuropatia periferica, è bene che le persone con una anamnesi positiva sviluppata da poche ore fino a sei settimane dopo una precedente somministrazione del vaccino antinfluenzale, evitino un nuovo vaccino. Nelle persone ad alto rischio per le complicanze dell‘influenza è comunque possibile considerare la profilassi post-esposizione con farmaci antivirali.
  • La vasculite dopo la somministrazione di vaccino antinfluenzale è stata solo raramente riportata.Ad ogni modo, in questi casi, la somministrazione di nuove vaccinazioni antinfluenzali richiede una valutazione dei beneficio e dei rischio con la consulenza del medico specialista che ha in cura il caso.
  • Nei bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni d‘età, può esservi un rischio aumentato di febbre in seguito alla somministrazione concomitante di PCV13 e anti-influenzale; per cui può essere offerta la somministrazione separata dei due vaccini con un intervallo non inferiore a tre giorni. Il rischio è relativamente basso; è infatti stato stimato in 18 casi di convulsioni febbrili in eccesso ogni 100.000 dosi. Se il bambino ha storia di convulsioni febbrili, è raccomandata la separazione dei due vaccini anche solo di pochi giorni (almeno tre).

Il vaccino antinfluenzale può comportare reazioni gravi?

Gli italiani ricevono ogni anni il vaccino antinfluenzale in massima sicurezza. Si calcola che, negli ultimi 40 anni, siano stati decine di milioni le vaccinazioni somministrate. Questi numeri hanno nel tempo permesso di condurre ricerche sempre più approfondite a sostegno della loro sicurezza.
Eventi gravi dopo la somministrazione di vaccini antinfluenzali sono segnalati ogni anno, ma questo non vuol dire che ci sia una relazione tra questi eventi il vaccino. Molto spesso, infatti, si tratta semplicemente di eventi che nulla completamente separati che, semplicemente, coincidono a livello temporale con la vaccinazione.

Chi dovrebbe vaccinarsi?

È importante che i genitori e, in generale, le persone che si prendono cura di loro ricevano il vaccino per proteggerli dall’influenza. Questo è importante perché i bambini sono molto più esposti a soffrire di problemi a causa dell’influenza.

Ma è particolarmente importante vaccinare le persone ad alto rischio di sviluppare problemi di salute dall’influenza, come:

  • Tutti i bambini, dai 6 mesi ai 4 anni (anche i bambini sotto i 6 mesi sono considerati ad alto rischio, ma non possono ricevere il vaccino antinfluenzale)
  • Chiunque abbia più di 65 anni
  • Tutte le donne in gravidanza , che stanno cercando di rimanere incinta, che hanno recentemente partorito o che allattano al seno i loro bambini durante la stagione influenzale
  • Chiunque abbia un sistema immunitario indebolito a causa di farmaci o una malattia (come un’infezione da HIV)
  • Persone ricoverate in ospedale o residenti in strutture sanitarie o residenziali per lunghi periodi di tempo, come una casa di cura
  • Chiunque (adulti, adolescenti e bambini) con una condizione medica continua, come l’asma o il diabete
  • Bambini o adolescenti che assumono regolarmente aspirina e sono a rischio di sviluppare la sindrome di Reye in caso di influenza
  • Tutti gli operatori sanitari e le persone che lavorano o vivono con chiunque appartenga a un gruppo ad alto rischio (come i bambini sotto i 5 anni, in particolare quelli sotto i 6 mesi e quelli con condizioni ad alto rischio)

Quando fare il vaccino antinfluenzale?

Considerando il clima e l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, in genere si fanno partire le campagne di vaccinazione antinfluenzale nel periodo autunnale. Quindi bisogna fare il vaccino antinfluenzale a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre. In generale, però, è bene offrire la vaccinazione ai pazienti in qualsiasi momento della stagione influenzale. Infatti, può capitare a volte che si presentino stagioni influenzali tardive. È inoltre da tenere presente che la risposta immunitaria alla vaccinazione impiega circa due settimane per svilupparsi pienamente.

Come si somministra il vaccini antinfluenzale?

Innanzitutto, bisogna dire che esistono due tipi di somministrazione dei vaccini antinfluenzali: si tratta della somministrazione via ago, dove il liquido viene iniettato con una siringa, e di quella via spray nasale, dove invece viene spruzzato nelle narici.
In passato, il vaccino spray nasale non era raccomandato per i bambini perché non sembrava essere molto efficace. La versione più recente si sono dimostrate però valide tanto quanto le iniezioni. Pertanto è possibile somministrare uno qualsiasi dei vaccini, a seconda dell’età e dello stato generale di salute.
Lo spray nasale, comunque, è dedicato solo alle persone sane tra i 2 e i 49 anni. Le persone con sistema immunitario debole o con determinate condizioni di salute (come l’asma) e le donne in gravidanza non devono ricevere il vaccino spray nasale.

Cosa contengono i vaccini?

I vaccini antinfluenzali oggi disponibili in Italia hanno tutti l’autorizzazioni di almeno una delle due principali agenzie: l’Ema, meglio nota come Agenzia Europea del Farmaco; e l’Aifa, ossia l’Agenzia italiana del Farmaco [2]. Non tutti, però, anche se autorizzati, sono disponibili per l’uso. Sono i produttori, infatti, che decidono quali sono i vaccini da mettere a disposizione del mercato.
Attraverso delle gare per la fornitura, le regioni, annualmente, decidono poi, tra i vaccini antinfluenzali disponibili in commercio, quali usare durante le campagne vaccinali. Ognuno di questi vaccini, com’è facile intuire, contiene elementi differenti.

Vaccini inattivati (VII)

I vaccini influenzali inattivati attualmente autorizzati per l’uso in Italia sono un mix di vaccini a virus split e subunità. Nei vaccini split, il virus è stato distrutto da un detergente. Nei vaccini a subunità, gli antigeni emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA) sono stati ulteriormente purificati mediante la rimozione di altri componenti virali.
I vaccini influenzali inattivati possono essere impiegati in tutte le fasi della gravidanza. Set di dati più estesi sulla sicurezza sono disponibili per il secondo e terzo trimestre, rispetto al primo; comunque, le raccomandazioni delle autorità sanitarie internazionali (ECDC, OMS) indicano la vaccinazione delle donne in gravidanza a prescindere dal trimestre.
Attualmente in Italia sono disponibili vaccini antinfluenzali trivalenti (TIV) che contengono 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e un virus di tipo B e vaccini quadrivalenti (QIV) che contengono 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e 2 virus di tipo B.

Vaccino inattivato adiuvato (VIIa)

Uno dei prodotti trivalenti contiene l’adiuvante MF59, un’emulsione olio-in-acqua composta da squalene come fase oleosa. Gli altri prodotti inattivati non contengono un adiuvante.

Vaccino vivo attenuato (LAIV)

Il vaccino LAIV quadrivalente è un vaccino influenzale vivo attenuato somministrato con spray intranasale e autorizzato per l’uso in persone di età compresa tra 2 e 59 anni. I ceppi influenzali contenuti nel Quadrivalente sono attenuati in modo da non causare influenza e sono adattati al freddo e sensibili alla temperatura, in modo che si replichino nella mucosa nasale piuttosto che nel tratto respiratorio inferiore. Il vaccino non è attualmente disponibile in Italia.

Vaccino quadrivalente su colture cellulari (VIQCC)

Il vaccino VIQCC è un vaccino antinfluenzale quadrivalente che contiene 2 virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e 2 virus di tipo B cresciuti su colture cellulari, ed autorizzato per l’uso in bambini e adulti di età superiore ai 9 anni.

Relazione tra allergia all’uovo e vaccino contro l’influenza

In passato, le persone con allergia alle uova dovevano consultare il proprio medico per scoprire se il vaccino antinfluenzale era sicuro per loro. Da diversi anni, però, gli esperti di salute affermano che la quantità di proteine ​​dell’uovo nel vaccino è così piccola da non creare problematiche neppure nei bambini con una grave allergia. Dunque, si può affermare con sicurezza che avere un’allergia alle uova non è un motivo valido per evitare il vaccino antinfluenzale [3].

Fonti

  1. Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni – Quinta edizione – A cura di: Giovanni Gallo, Rosanna Mel, Elisa Ros e Antonietta Filia. Allegato al parere del Consiglio Superiore di Sanità del 23 marzo 2018 – Ministero della Salute
  2. Faq – Influenza e vaccinazione influenzale – Ministero della salute
  3. Egg allergy: Not a reason to avoid flu vaccine after all, experts say – ScienceDailyYour source for the latest research news (in inglese)

Pubblicato da Stiledivitasano

La redazione di Stiledivitasano è composta da professionisti del settore medico, esperti di fitness, giornalisti, sociologi, psicologi e nutrizionisti, pronti a dare consigli mirati su come migliorare il proprio stile di vita.

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